HDV: l’epatite difettiva

L’Epatite D è una malattia del fegato causata dal virus Delta (HDV), definito come difettivo poiché, per riprodursi, ha bisogno della presenza del virus HBV: l’infezione si manifesta, quindi, nei soggetti affetti anche da Epatite B, di cui ne aggrava i sintomi.

L’HDV si trasmette secondo le stesse modalità del virus HDV (via orizzontale e via verticale) per coinfezione dei virus D e HDV oppure per sovrainfezione nel caso di una persona soggetta a infezione cronica da HBV.

I soggetti maggiormente a rischio di contrarre l’epatite D sono coloro i quali:

  • Hanno fatto uso di droghe intravenose.
  • Sono emofilici da lunga data (questo il caso delle trasfusioni di sangue).
  • Sono soggetti emodializzati a lungo termine.
  • Sono dipendenti o pazienti di strutture sanitarie.
  • Sono detenuti o impiegati presso carceri.
  • Hanno avuto rapporti sessuali non protetti e con più partner.
  • Hanno scambiato oggetti personali con persone infette.
  • Hanno subito piercing o tatuaggi con aghi non debitamente sterilizzati.
  • Hanno visitato luoghi dove l’Epatite D è diffusa e non hanno prestato sufficiente attenzione all’igiene.

[Fonte: Fondazonefegato.it]

Nel caso di coinfezione con il virus HDV, l’infezione può manifestarsi dopo un periodo di incubazione di 2 settimane-2 mesi con una sintomatologia simile a quella dell’epatite B: stanchezza, febbre, inappetenza, nausea e vomito, urine di colore scuro, dolori addominali e articolari, ittero.

La diagnosi è effettuata tramite analisi del sangue, che devono includere nello specifico le transaminasi AST e ALT le quali forniscono informazioni circa la funzionalità epatica e il danno subito dalle cellule epatiche. Esistono anche esami più approfonditi che rilevano lo stadio della malattia, ovvero le fasi che vanno dall’infiammazione, alla degenerazione del tessuto epatico nel caso di epatiti croniche, che possono sfociare in cirrosi e/o tumore.

A tre mesi circa dall’infezione, compaiono gli anticorpi anti-HDV i quali possono o permanere a lungo e caratterizzare il soggetto come infettante e la malattia come cronica (nel 90% dei casi l’infezione tende a cronicizzare) oppure possono scomparire, e il soggetto di conseguenza guarire.

Per quanto riguarda la possibilità di un vaccino, si sottolinea l’inesistenza di uno apposito per la prevenzione del virus D: coloro i quali sono stati vaccinati per l’HBV sono di conseguenza protetti da HDV, ma non c’è possibilità di ricorrere a una cura preventiva nel caso di sovrainfezione.

Qualora si abbia contratto l’Epatite D, quindi, si consiglia di non fare uso di alcool, di consultare il proprio medico di fiducia per l’assunzione di ogni tipo di medicinale, di avvisare i medici con cui si entra in contatto (ad esempio il proprio dentista) della propria condizione clinica e di prendere tutte le giuste precauzioni per prevenire la diffusione della malattia per via sessuale…perciò, indossa sempre il preservativo!

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