FAST TRACK CITIES INITIATIVE

Il 1° Dicembre 2018, in occasione della Giornata Mondiale di Lotta all’AIDS, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala firmerà la Dichiarazione di Parigi, aderendo in questo modo alla FAST TRACK CITIES INITIATIVE, rete internazionale finalizzata alla sconfitta dell’Aids, che a oggi coinvolge oltre 250 città.

Era il 1° Dicembre 2014, quando i sindaci di numerose città provenienti da tutto il mondo si diedero appuntamento a Parigi per avviare una rete internazionale, il cui fine era il raggiungimento delle direttive elaborate da UNAIDS per sconfiggere l’Aids entro il 2030. Queste direttive si basano sulla cosiddetta strategia “90-90-90” e “0 stigma”: 90% delle persone con HIV testate, 90% delle persone testate sotto ART (terapia antiretrovirale che permette il controllo della carica virale), 90% delle persone trattate con carica virale negativa. Fondamentale per la realizzazione di questo intervento è la battaglia contro lo stigma, senza la quale non è possibile raggiungere e coinvolgere nel processo ampie parti della popolazione.

Perché è importante la partecipazione di Milano a questa rete? Nella percezione comune l’Aids non è più un problema e si assiste a una sorta di analfabetismo di ritorno per quanto concerne i metodi di trasmissione e di prevenzione. Al 31 dicembre 2016 (ultimi dati messi a disposizione dal COA – Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità) erano però 3451 le nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti. ​

Il numero di nuove diagnosi sale a 6,7 persone per 100.000 residenti in Lombardia e a 9,8 per 100.000 residenti nella città di Milano, in assoluto la più colpita di tutto il Paese: ecco perché proprio Milano sarà la prima città italiana a firmare la Dichiarazione di Parigi.

A questi dati bisogna aggiungere quelli relativi al sommerso, cioè al numero di persone con infezione da HIV che non sanno di aver contratto il virus perché, per motivi che vanno dalla paura all’inconsapevolezza, non hanno mai eseguito un test. Si tratta di un numero che è solo possibile stimare, ma sul quale è necessario impegnarsi affinché, come oggi accade, non si presentino più nei centri ospedalieri persone diagnosticate tardivamente e in fase clinica avanzata (bassi CD4 o presenza di sintomi correlati all’HIV), come oggi sta accadendo. ​

 

      

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