Epatite E

L’epatite E è probabilmente la meno nota delle epatiti virali e consiste in un’infiammazione del fegato causata dal virus HEV, che si trasmette per via fecale-orale: per questo motivo è poco diffusa nei Paesi occidentali e colpisce soprattutto i Paesi in via di sviluppo, a causa delle condizioni igieniche precarie e della presenza di fogne a cielo aperto e acque contaminate, che facilitano questo tipo di trasmissione.

E’ però anche possibile contrarre il virus per via alimentare, attraverso il consumo di carni infette crude o poco cotte (principalmente di maiali e cinghiali) e di frutti di mare. Inoltre HEV può trasmettersi in seguito a una trasfusione di emoderivati infetti o per via materna.

I sintomi dell’epatite E sono simili a quelli di altri tipi di epatite virale acuta e comprendono la comparsa di febbre, la perdita di appetito, stanchezza, dolori articolari e addominali, nausea e vomito, ittero, diarrea e feci di color argilla, vomito, nausea, rash cutaneo e artralgia, sintomi che durano da alcuni giorni ad alcune settimane. Il recupero porta alla scomparsa del virus dal sangue, ma può persistere nelle feci ancora per molto tempo.

Solitamente l’infezione non evolve in cronicità e si risolve con una guarigione, fatte eccezione per gli individui che presentano un sistema immunitario indebolito, in particolare nei pazienti che si sono sottoposti a trapianto di organo, che corrono invece il rischio di sviluppare un’epatite cronica, che può evolvere fino a causare fibrosi e cirrosi. Le donne in gravidanza inoltre rischiano di incorrere in episodi di insufficienza epatica fulminante.

La diagnosi di Epatite E si effettua mediante analisi del sangue e il rilevamento di anticorpi specifici IgM e IgG. Poiché al momento non è disponibile nessun  trattamento e non esiste un vaccino specifico, la prevenzione è l’approccio più efficace contro la malattia.

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