Epatite C, parliamone!

Con il termine “epatite” si indica generalmente un’infezione del fegato, nel caso di Epatite C l’infiammazione è causata dal virus HCV (Hepatitis C Virus) che la caratterizza come la forma più grave tra tutti i tipi di epatite.

L’infezione avviene comunemente per via orizzontale (individuo-individuo), più raramente per via verticale (madre-figlio) e prevalentemente tramite scambio ematico tra i soggetti, anche se non mancano i casi di trasmissione per via sessuale. I modi più comuni sono:

  • Scambio di siringhe infette;
  • Condivisione di utensili non sterilizzati quali rasoi, spazzolini, forbici per unghie con soggetti infetti;
  • Trasfusioni di sangue o trapianti avvenuti prima del 1992 (anno di introduzione dello screening universale obbligatorio del sangue basato sulla ricerca degli anticorpi anti-HCV);
  • Tatuaggi o piercing effettuati con materiale non adeguatamente sterilizzato.

Nel 2017, l’incidenza maggiore di casi di Epatite C si è registrata pari allo 0,2% per 100.000 abitanti nella fascia 25-34 e 35-45 anni, con una diminuzione nella prima dovuta ai cambiamenti comportamentali dei tossicodipendenti e un aumento, invece, nella seconda con una prevalenza (59% dei casi) per gli uomini. [Epicentro, ISS, 2018].

Il periodo di incubazione può variare tra le 2 settimane e i 6 mesi e la fase acuta può generalmente presentarsi come asintomatica o con una sintomatologia molto blanda che comprende febbre, nausea e riduzione dell’appetito, affaticamento e dolori sia ai muscoli che alla zona del fegato e ittero, ovvero colore giallastro della pelle o degli occhi. Non è raro che l’infezione si risolva spontaneamente del 15-25% dei casi, più frequentemente nelle donne in età giovane.

In circa l’80% dei casi, se il virus persiste oltre i 6 mesi dalla fase acuta si entra nella c.d. fase cronica che può presentarsi anch’essa come asintomatica, ma che può comportare lo sviluppo di malattie gravi come, la cirrosi epatica o tumori al fegato, in presenza o meno di altri fattori di rischio come Epatite B, HIV o alcoolismo.

La diagnosi si effettuata tramite un semplice prelievo di sangue volto ad analizzare gli anticorpi anti-HCV. In caso di sussistenza del virus, i test che seguono mirano a valutare se l’infezione sia ancora in atto, in che quantità e caratteristiche e possono essere ripetuti nel tempo per valutare la progressione della malattia e il grado di risposta dell’organismo al trattamento medico.

Nel corso dell’ultimo decennio, si sono registrati grandi traguardi per quanto riguarda il trattamento farmacologico della patologia, essendo stato introdotto nel 2014 il farmaco Sofosbuvir, capace di garantire la guarigione di oltre il 90% dei pazienti affetti da tutti i genotipi del virus HCV. Il trattamento per l’Epatite C, che varia da paziente a paziente, consiste in iniezioni settimanali del farmaco interferone alfa pegilato, e nell’assunzione quotidiana del medicinale ribavirina  per un periodo che va dalle 24 alle 48 settimane.

Nonostante possa ormai affermarsi che l’Epatite C sia una malattia curabile in tutti i pazienti, non ne vanno assolutamente sottovalutati i sintomi e gli effetti. Il paziente affetto deve, infatti, evitare tassativamente alcool e droghe, condurre uno stile di vita sano seguendo una apposita dieta e svolgendo attività fisica, consultare un epatologo e seguire le sue prescrizioni mediche.

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