EPATITE B, cosa sappiamo?

Dopo un approfondimento sull’epatite A, proponiamo oggi un focus sull’epatite B, un’infezione che colpisce il fegato ed è causata dal virus HBV.

Va subito detto che questa infezione si trasmette attraverso sangue, sperma e liquidi vaginali, e anche attraverso contagio parenterale (es. trasfusioni di sangue) e perinatale.

Il virus dell’epatite B si insedia nelle cellule del fegato dove si moltiplica progressivamente portando in certi casi all’infiammazione e alla comparsa dei sintomi, rimanendo in altri casi latente e danneggiando il fegato della persona infettata.

Si parla dunque di forma cronica e forma acuta.

La forma acuta dura meno dei sei mesi, e un oggetto adulto sano normalmente riesce a sviluppare anticorpi che sconfiggono la patologia in tempi abbastanza brevi.

Con forma cronica si intende invece una patologia che si protrae oltre i sei mesi, e di solito riguarda soggetti che hanno un sistema immunitario compromesso che non riesce a debellare il virus. La forma cronica, che può diventare acuta in qualunque momento, può degenerare in tumore al fegato, cirrosi epatica e insufficienza epatica cronica.

L’infezione ha un’incubazione di circa tre mesi, e tra i sintomi più frequenti risultano nausea, vomito, perdita di appetito, ittero e urine di colore scuro.

Come sempre ricordiamo che i sintomi possono non essere specifici, per questo la diagnosi può e deve essere fatta solo da un clinico, il quale sottoporrà la persona interessata a test specifici.

In Italia si consiglia la vaccinazione contro l’epatite B ai neonati e ai bambini sotto i 12 anni di età, oltre che a tutte le persone che sono a diverso titolo a rischio.

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