Donare il sangue: importante atto di solidarietà

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la quantità di sangue di cui ogni Paese necessita per far fronte alle sue necessità sanitarie è di circa 40.000 unità di sangue intero per milione di abitanti. Il fabbisogno del nostro Paese è quindi di circa due milioni e trecentomila unità di sangue, a cui aggiungere più di un milione di litri di plasma.

Donare il sangue è dunque un importante atto di solidarietà, se consideriamo che i globuli bianchi sono indispensabili per la cura di leucemie, tumori, intossicazioni da farmaci; i globuli rossi per la cura di diversi tipi di anemia e in caso di emorragie, così come le piastrine, utilizzate per diverse malattie emorragiche; il plasma è necessario in caso di grandi variazioni quantitative dovute a ustioni, tumori del fegato, carenza dei fattori della coagulazione non diversamente disponibili; i plasmaderivati si utilizzano per trattare l’emofilia A e B, alcune malattie immunologiche e patologie del fegato e dell’intestino.

Sebbene in Italia la donazione possa essere solo volontaria e non possa essere retribuita in nessuna forma, questo gesto di grande utilità sociale consente di ottenere un controllo accurato e costante del proprio stato di salute, dal momento che ogni campione è accuratamente analizzato.

I prelievi hanno luogo in appositi centri di raccolta fissi o mobili, nelle strutture sanitarie pubbliche o direttamente presso il Servizio Trasfusionale presente negli ospedali. Prima del prelievo è richiesta la compilazione di un questionario anamnestico riguardo alla storia clinica relativa almeno agli ultimi 4 mesi e viene quantificata l’emoglobina tramite punzone di un dito della mano ed esame spettrofotometrico della goccia di sangue fuoriuscita. Ha poi luogo un colloquio con un medico, che misura la pressione arteriosa e ausculta cuore e polmoni.

Chi dona il sangue per la prima volta deve avere dai 18 ai 60 anni (ma il tetto sono i 75 anni per i donatori abituali), deve pesare almeno 50 kg e rispettare determinati parametri di polso e pressione arteriosa.

Deve poi essere certo di avere un organismo in un perfetto stato di salute, non essere affetto da gravi malattie o da patologie croniche, se donna non può donare prima che sia passato un anno dalla gravidanza/dal parto. Ancora, non aver avuto malattie nei 15 giorni precedenti né aver assunto antibiotici nei 5 giorni precedenti, non deve aver subito estrazioni dentarie nei 7 giorni precedenti e deve far passare almeno 4 mesi da operazioni odontoiatriche, tatuaggi o piercing. Inoltre non deve fare uso di droghe pesanti né uso continuato di droghe leggere.

Infine è escluso dalla donazione chi abbia soggiornato nel Regno Unito per oltre sei mesi tra il 1980 e il 1996, misura cautelare dopo che nel 1980 in Gran Bretagna e nell’Irlanda del Nord è stata riscontrato il diffondersi del morbo di Creutzfeldt-Jakob, una rara malattia neuro-degenerativa il cui contagio potrebbe avvenire anche tramite la trasfusione di sangue. In generale, dopo una permanenza in un altro Paese, è consigliabile che il donatore fornisca tutte le indicazioni necessarie alle autorità mediche competenti e attenda fino all’ottenimento di un nulla osta definitivo.

A questo punto è necessaria una precisazione: fino al 2001 le donazioni di sangue  da parte di maschi omosessuali erano vietate, ma a partire da quella data nessuna discriminazione è lecita. Gli uomini gay sono dunque ammessi al sistema trasfusionale, e qualunque rifiuto in questo senso è illecito, a meno che non sia legato all’acclarata reiterazione, da parte di chi si presenta al servizio, di comportamenti sessuali a rischio o all’uso di sostanze stupefacenti, condizione che d’altra parte riguarda non solo i MSM.

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