Resistenze antivacciniste

Il 19 maggio dello scorso anno il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge in materia di prevenzione vaccinale per i minori da zero a 16 anni, fortemente voluto dall’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

 

Le disposizioni in esso contenute, all’epoca dell’approvazione, hanno scatenato un’immediata polemica ancora non sopita, seguita da manifestazioni, azioni di protesta, convegni da parte dei no vax, cittadini ma anche medici che si oppongono alle campagne vaccinali, sostenendone la pericolosità. Migliaia di persone insorte contro l’obbligo vaccinale, vissuto non come strumento di controllo epidemiologico, ma come un’inaccettabile imposizione.


La storia dei movimenti anti-vaccinisti in realtà è lunga, tanto che già nel Settecento parte della popolazione restava ostile alla vaccinazione, nonostante i dati sulla mortalità ne dimostrassero l’efficacia (moriva il 30% di coloro che non si sottoponevano al vaccino contro il vaiolo, contro il 3% dei vaccinati).


Nel 1853, quando l’Inghilterra introdusse l’obbligo vaccinale per i neonati di tre mesi, nacquero associazioni antivacciniste, che organizzarono grandi manifestazioni di massa: a Leicester, nel 1885, scesero in strada circa 80 mila persone. Ciò che colpisce maggiormente è che le critiche attuali non si discostano molto da quelle delle prime leghe antivaccinali, che ritenevano i vaccini nel migliore dei casi inefficaci e nel peggiore causa di malattie. Ieri come oggi è forte la convinzione che la diffusione dei vaccini sia dovuta agli interessi delle case farmaceutiche, che i dati reali sulle reazioni avverse siano tenuti segreti e che sia sufficiente uno stile di vita naturale per contrastare le malattie infettive.


In epoca moderna, questi argomenti hanno trovato nuova linfa nella ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Lancet dall’ex medico e chirurgo Andrew Wakefield, che sosteneva esistesse una correlazione tra la somministrazione del vaccino trivalente (quello contro morbillo, parotite e rosolia) con l’autismo e le malattie intestinali.

Dopo quattro anni dalla pubblicazione di questo articolo, però, nessun altro ricercatore era riuscito a riprodurre i dati di Wakefield né a confermare le sue ipotesi.

 

Un’accurata inchiesta del giornalista Brian Deer, nel 2004, riuscì invece a provare che la ricerca di Wakefield era stata condotta in modo irregolare, con finalità prevalentemente economiche. Il General Medical Council britannico (GMC) instaurò quindi un’indagine per condotta antiscientifica su Wakefield e due suoi ex colleghi e nel 2010 un tribunale di 5 membri stabilì la colpevolezza di Wakefield. Sulla base delle conclusioni del GMC il Lancet pubblicò immediatamente una completa ritrattazione dell’articolo del 1998, evidenziando che i contenuti erano stati falsificati.

 

Malgrado la ricerca che metteva in correlazione autismo e vaccini sia dunque stata smentita, questa è tutt’oggi una delle accuse più in voga contro l’utilizzo dei vaccini.

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