Le cure palliative

In un documento del 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ricordava l’enorme necessità di predisporre un efficiente sistema di cure palliative, dato l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche e degenerative.

Ma in Italia, benché l’accesso a tali cure sia garantita dalla Legge 38 del 2010, in pochi sanno di cosa si tratti.

La prima cosa da dire per sgombrare il campo da qualunque equivoco è che esse non vogliono né accelerare né ritardare la morte e che i circa 230 Hospice diffusi sul territorio italiano non sono luoghi che “ti fanno morire”, come qualcuno crede, ma luoghi in cui è garantita la continuità del trattamento e del sostegno palliativo, spesso già iniziato in ospedale o al domicilio del paziente.

Le cure palliative infatti, incluse nella pianificazione del trattamento delle patologie degenerative, sono normalmente integrate precocemente come complemento delle misure curative e riabilitative finalizzate a prolungare la vita, come per esempio la chemioterapia e la radioterapia, ma la loro azione si concentra nel periodo in cui la cura della malattia non è più possibile e quindi non costituisce più l’obiettivo primario.

Ciò che contraddistingue questo genere di cure infatti è che il loro scopo non è quello di “curare”, cioè di restituire salute al paziente, ma di assicurare una migliore qualità della vita alle persone affette da malattie incurabili. Proprio per questo motivo la locuzione Palliative Care è sempre più frequente anche nei Paesi non anglofoni: to care, infatti, significa anche preoccuparsi, interessarsi, prendersi cura. E quale modo migliore di prendersi cura di un paziente incurabile se non quello di alleviare la sua sofferenza, fisica ed emotiva, e le complicazioni correlate a una patologia?

Nello specifico, dunque, queste cure leniscono dolori e altri disturbi opprimenti e sostengono il paziente nel restare attivo il più a lungo possibile. Il dato fondamentale è che devono rispondere in modo esaustivo ai bisogni dei pazienti e comprendono quindi trattamenti medico-infermieristici, fisioterapici, psicologici, sociali e spirituali, per il malato e le persone a lui vicine, sostenute nell’elaborazione della malattia e del lutto. Per questo motivo, sono coinvolte nel processo figure professionali diverse con competenze specifiche, che qualora sia possibile intervengono nel luogo scelto dalla persona malata o in fine vita e in caso contrario in strutture di assistenza ad hoc, come appunto gli Hospice.

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