La medicina personalizzata

Nel corso degli anni il concetto di “salute” ha subito una notevole evoluzione.

I cambiamenti intervenuti sinora sono dovuti all’avanzamento della ricerca clinica, alla scoperta di nuove pratiche mediche e al mutamento delle caratteristiche intrinseche del Sistema Sanitario Nazionale. Quest’ultimo, infatti, è percepito come in rapido mutamento verso una prospettiva “mista” e non più universalistica, dove la cosiddetta spesa “out of pocket” del singolo cittadino sta sempre più cercando di sopperire le carenze del SSN.

In uno scenario del genere, come poter tutelare il diritto a cure adeguate del paziente?

Una prima risposta, oggetto del presente articolo, può essere sicuramente rilevata nell’innovazione terapeutica, la quale offre, sempre più, nuove offerte di cura alla persona.

Qui, si inquadra la ascesa della medicina di precisione, o medicina personalizzata.

La Fondazione Regionale per la ricerca biomedica, ente costituito nel 2011 da Regione Lombardia, definisce la medicina personalizzata come “studio delle caratteristiche genotipiche e fenotipiche di ogni singolo individuo che si pone lo scopo di integrare tra loro tali informazioni, conferendo caratteristiche uniche a patologie complesse che possono essere così diagnosticate in maniera più efficiente, con un chiaro impatto sia dal punto di vista medico che socio-economico”.

Personalizzare la medicina significa personalizzare la cura, offrendo al paziente la migliore terapia possibile tramite dati e strategie costruite attorno al patrimonio genetico dell’individuo. Ma la medicina di precisione non tiene conto esclusivamente dell’aspetto medico; essa si spinge oltre, considerando anche, come fattori imprescindibili, gli aspetti sociali e culturali della persona alla quale si riferisce.

Il giovamento si registra, poi, anche dal punto di vista economico, poiché personalizzare significa evitare di sottoporre il paziente a cure inutili e/o costose per il soggetto e  per il SSN.

La “medicina delle 4P” (personalizzata, preventiva, predittiva e partecipativa) si appresta, quindi, a diventare la nuova frontiera della prassi clinica e medica, sebbene non sia esente da critiche di carattere etico-sociale, dati i costi che essa richiede e che ne rendono elitario il ricorso.

Nel futuro della medicina, dove si cercherà di soddisfare in maniera sempre migliore le esigenze dei singoli pazienti, si dovranno convogliare le forze perché il progresso non stravolga il rapporto medico/paziente. Dovrà essere, infatti, salvaguardato il ruolo che ciascuno delle due figure ricopre, poiché, se le due figure dovessero sovrapporsi o  solamente confondersi, a nuocerne maggiormente sarà il paziente.

È innegabile, quindi, che il rapido cambiamento che sta avvenendo dovrà essere accompagnato da tutti i soggetti coinvolti in esso: dai pazienti in primis, dalle Istituzioni e, infine, dalla comunità medica in toto.

 

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