La ludopatia come disturbo psicopatologico

Il neo Decreto Dignità si prefigge, tra i suoi obiettivi, quello di adottare misure di contrasto alla ludopatia, patologia che affligge ormai da tempo un grande numero di italiani.

Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

“Il primo gettone lo vivi come una sfida alla fortuna. Ma poi… Poi, di tutti gli altri nemmeno te ne accorgi. E’ un vortice pronto a risucchiarti”; così la dipendenza dal gioco viene descritta da parte di un ex “giocatore”.

Il gioco d’azzardo patologico (GAP), meglio noto con il termine ludopatia, viene riconosciuto nel 1984 dall’American Psychiatric Association  come disturbo psicopatologico.

La definizione viene ripresa successivamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’“International classification of diseases” (ICD-10) che la rappresenta plasticamente come un “modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente (gioco digitale o videogame), che può essere online su Internet o offline e che prende il sopravvento sugli altri interessi della vita“.

Il Ministero della Salute afferma che il disturbo da gioco d’azzardo costituisce una vera e propria dipendenza patologica “sine substantia” e quindi correlata ad altre patologie come depressione, ipomania, disturbo bipolare e di personalità, deficit dell’attenzione e disturbo da attacchi di panico.

Caratteristica della ludopatia è il coinvolgimento di diverse aree relative alla vita del soggetto: area psicologica (es. ossessione, senso di onnipotenza, nervosismo e iperattività), area fisica (cefalea, alterazione del senso di appetito, segni di ansia) e area sociale (danni economici, morali, sociali, familiari, lavorativi, difficile gestione del denaro, isolamento sociale) [fonte: ESCTEAM].

In Italia, secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le persone affette dal disturbo costituirebbero il 3% dell’intera popolazione, ammontando a circa a 1 milione e mezzo di soggetti.

Nel nostro paese, la cura della patologia è piuttosto recente: essa prevede, infatti, appositi programmi di riabilitazione personalizzati svolti da equipe multidisciplinari (composte da medici, psicologi, assistenti sociali, educatori e infermieri) che, in alcune regioni, vengono istituite appositamente dai SerT (Servizi per le dipendenze patologiche delle ASL).

 Il “giocatore” viene coinvolto in programmi ad hoc che consistono in terapie di gruppo o individuali allo scopo di ricostruire i propri legami familiari e/o lavorativi. Da sottolineare è anche l’aggiornamento dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) dello scorso 13 gennaio 2017 che ha incluso i trattamenti per la ludopatia.

Con il Decreto Dignità, il Governo Conte si propone di arginare il fenomeno vietando qualsiasi forma di pubblicità, diretta e indiretta, di giochi o scommesse che comportano vincite di denaro (includendo manifestazioni sportive, culturali, artistiche, trasmissioni televisive e radiofoniche, stampa, pubblicazioni, internet) e prevedendo sanzioni amministrative pecuniarie che ammontano al 5% del valore della pubblicità o della sponsorizzazione, non inferiori a €50.000.

Non solo lo Stato a livello centrale si sta occupando, quindi, di contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo incontrollato, ma anche gli enti locali come Regioni e Comuni, ciascuno per la propria competenza, hanno disposto misure restrittive vietando l’apertura di sale da gioco in zone cosiddette “sensibili” come la vicinanza a scuole, sportelli bancari o bancomat, giardini pubblici e stabilimenti balneari.

Tags:
1Commenti
  • Chiara
    Posted at 11:10h, 11 settembre Rispondi

    Bell’articolo e tema importantissimo e, purtroppo, davvero poco trattato.

Vuoi lasciare un commento?