I disturbi primari del sonno

Sei stanco, anzi, stanchissimo. Dopo una giornata interminabile finalmente ti infili nel letto, sperando in un lungo sonno ristoratore, ma pensieri che vanno dalla lite col collega al regalo di Natale per la suocera iniziano a correre nella mente come criceti sulla ruota. Il corpo reagisce rotolando da un fianco all’altro, stirando e contraendo le gambe, mentre ti invade un sottile filo di disperazione. 

Quanti hanno sperimentato questa situazione, secondo alcune ricerche circa 27 milioni di italiani che soffrono di insonnia transitoria e 9 milioni vittime di insonnia cronica, sanno che le conseguenze a lungo termine sono pesanti e possono arrivare a compromettere il normale funzionamento sociale e lavorativo.  

I Disturbi Primari del Sonno, quelli che sono generati da anomalie dei meccanismi che regolano il ritmo sonno-veglia e non sono correlati ad altro disturbo mentale, a una fragile condizione medica generale o all’utilizzo di sostanze, si dividono in dissonnie e parasonnie. 

Le dissonnie, caratterizzate dalla difficoltà di inizio, durata, mantenimento o qualità del sonno, sono a loro volta divise in insonnia primaria, ipersonnia primaria, narcolessia, disturbo del sonno correlato al respiro e disturbo del ritmo circadiano del sonno. 

Le parasonnie sono invece disturbi caratterizzati da comportamenti anomali o da eventi fisiologici, che prevedono l’inusuale attivazione del sistema nervoso autonomo, del sistema motorio o dei processi cognitivi durante il sonno e comprendono il disturbo da incubi, il disturbo da terrore nel sonno, il disturbo da sonnambulismo.  

La buona notizia è che una diagnosi accurata dei disturbi del sonno è possibile attraverso la polisonnografia, che monitora molteplici parametri elettrofisiologici durante il sonno attraverso la misurazione dell’attività EEG, l’elettrooculografia, l’elettromiografia, la misurazione del flusso d’aria orale e nasale, dello sforzo respiratorio, del movimento del torace e della parete addominale. Si utilizzano inoltre test diurni, tra cui il Test Ripetuto della Latenza del Sonno, nel quale si chiede al soggetto di resistere al sonno nello stato sdraiato in una stanza buia e sprovvista di stimolazioni.  

Quella cattiva è che per risolvere i disturbi del sonno non esiste una terapia univoca, ma si è notato che producono miglioramenti l’assunzione di un corretto stile di vita e l’attenzione all’alimentazione, all’attività fisica e al consumo di alcol: aiuta per esempio il sonno una dieta varia che alterni ogni giorno vitamine, proteine, carboidrati, minerali, fibre, che sia poco calorica, che preveda il consumo di molta acqua e di poche bevande alcoliche.  

Utile è anche la psicoterapia, che può aiutare ad affrontare stress e disagi emotivi che influiscono sul sonno.

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