L’accesso alle salute della popolazione transgender

La “questione” transgender ha da sempre costituito un tema caldo per la società e da molto tempo l’opinione pubblica si divide tra questioni che vertono su quello che sembra essere “giusto” o “sbagliato”, tralasciando, nella maggior parte dei casi, uno degli argomenti cardine del ragionamento: la salute delle persone.

 

La Wpath (World Professional Association for Transgender Health) transessuale “colui o colei che desidera attuare o ha già attuato una transizione sociale, somatica o chirurgica da maschio a femmina (M to F) o viceversa (F to M) perché soffre di disforia di genere. Quest’ultima è una condizione causata da una spiccata incongruenza tra il genere assegnato alla nascita e quello che si sente come proprio”.

Le difficoltà che derivano dal decidere di intraprendere un percorso di cambiamento di genere, sia a livello psicologico che fisico, comportano certamente la necessità di porre maggiore attenzione alla questione. Infatti, oltre alle comuni esigenze sanitarie, altre necessità di tipo specifico – che vanno dal trattamento ormonale per iniziare il processo di transizione sino all’eventuale chirurgia di adeguamento – caratterizzano bisogni peculiari. E non sempre l’accesso a queste cure è semplice. Ciò che va sottolineato è che spesso alle persone transgender è reso complicato – tanto per motivi burocratici, quanto per motivi ideologici – l’accesso alle cure di base, come ad esempio una visita ginecologica; i livelli di difficoltà all’accesso ai servizi sanitari si registrano ancora come troppo alti e l’idea di poter parlare di eguaglianza sembra davvero difficilmente raggiungibile.

Parlare di eguaglianza e parità, soprattutto a livello sanitario, assume spesso un tono retorico, ma diviene indispensabile se si leggono i dati: in Italia, secondo una ricerca condotta nel 2011 e incrociata con le ultime stime, il numero di persone transgender si ipotizza sia tra i 200.000-680.000 con una prevalenza per 100.000 di 0.9, in particolare, 1.5 per le transessuali donne (da maschio a femmina, MtF) e 0.4 per i transessuali uomini (da femmina a maschio, FtM).

Dell’argomento si sono occupati due convegni; il primo, dal titolo “Il doppio binario. Transgender, HIV e malattie infettive” si è tenuto il 15 maggio presso la sede di Fondazione The Bridge e il secondo, “Identità di Genere e Salute”, invece, è stato organizzato dal Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità lo scorso 5 giugno. Scopo dei convegni è stato quello di intrecciare e affrontare le diverse tematiche che toccano la vita delle persone transessuali per raggiungere una più ampia visione del tema.

In entrambe le occasioni si è ribadita la natura inalienabile del diritto alla tutela sanitaria, tema che trova la sua corretta applicazione nelle linee guide elaborate da ONU, OMS e UE, le quali promuovono la promozione di azioni efficaci a favore della tutela dello stato di salute delle persone transgender.

Si è ribadito, purtroppo, anche il problema della quasi assenza, a livello internazionale, di documentazioni scientifiche in merito allo stato di salute della popolazione transgender, come durata della vita media, prevalenza o incidenza di patologie croniche, consumo di farmaci o interazioni farmaceutiche. A questo si aggiunge, poi, la necessità di porre attenzione all’argomento HIV. Uno studio nel 2016 ha mostrato come le persone transgender siano uno dei gruppi più colpiti dal virus e abbiano 49 in più la probabilità di contrarlo rispetto alla popolazione in generale. Anche in questo caso, non ci sono dati e studi certi che riescano a individuare le possibili reazioni avverse alla terapia antiretrovirale e a valutare l’appropriatezza della terapia.

Leggendo i pochi dati a disposizione e prendendo coscienza della situazione, ciò che appare maggiormente necessario oggi è, in primo luogo, la necessità di convogliare gli sforzi in una attività di ricerca e sorveglianza sanitaria sul tema e, in secondo luogo e strettamente collegato al primo, sviluppare e incrementare la collaborazione tra associazioni di categoria e le istituzioni per raggiungere questo grande obiettivo.

C’è molta strada da fare ancora, ma Fondazione The Bridge, insieme a molte associazioni, ha deciso di intraprenderla.

2 Comments
  • Rosaria
    Posted at 12:02h, 20 giugno

    Sicuramente è un argomento molto attuale e interessante ed è giusto iniziare a discutere sul tema.
    Credo sia importante parlare di salute PER TUTTI!!

  • Armando Toscano
    Posted at 12:19h, 20 giugno

    La popolazione transgender è una delle più visibili ai radar del pregiudizio, meno a quelli della protezione e del sostegno sociale e sanitario. Ottima iniziativa! Ci vuole una road-map seria e partecipata.